Basilica di Santo Stefano alle sette chiese a Bologna – parte 2

Продолжение истории комплекса семи церквей Санто-Стефано в Болонье (начало здесь): как баптистерий стал храмом Гроба Господня, и почему папа Бонифаций VIII в юбилейный год приказал разрушить церковь в Болонье, вы узнаете из второй части текста.

Вопросы (обратите внимание на то, в каком времени ведется повествование и в каком времени задан вопрос):

  • Perche verso la fine del 1300 la chiesa fu dedicata a San Pietro?
  • Perche a Bologna arrivarono tanti pellegrini nell’anno santo (il Giubileo del 1400)?
  • Perche la chiesa fu sconsacrata e demolita dal papa Bonifacio VIII?
  • Che cosa simboleggia il pavone?
  • Che cosa narra la leggenda di pietra nera?
  • Chi erano le beghine?

Negli anni 1000-1100 i monaci Benedettini costruiscono il campanile, il chiostro, un grande monastero e una nuova chiesa, quella che sarà chiamata del Cenacolo (che sorge a sinistra del campanile). In questo periodo anche il battistero originario viene trasformato in chiesa, quella del Santo Sepolcro, a pianta ottagonale e tamburo della cupola a dodici lati.

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Veduta aerea del complesso monumentale di Santo Stefano alle sette chiese

A questo punto la storia diventa interessante: verso la fine del 1300 viene rinvenuta una tomba di epoca romana sepolta sotto il pavimento dell’attuale chiesa dei santi Vitale e Agricola, su cui è nitidamente inciso il nome “Simone”, che era il nome originario di San Pietro (ribattezzato poi da Gesù “Kefa”, che in aramaico significa appunto “pietra”). Nessuno si pone minimamente il dubbio che possa trattarsi di un qualsiasi altro Simone, e il sarcofago viene collocato sull’altare, il vescovo fa suonare le campane a festa e la chiesa è immediatamente dedicata a San Pietro. E tra i pellegrini che arrivano dal nord si diffonde la voce che il sepolcro del primo vicario di Cristo in terra non si trova a Roma, ma a Bologna.

La notizia arriva anche in Vaticano, ma in un primo momento non viene creduta perché troppo inverosimile. E poi nel dicembre del 1399 si era a poche settimane dal nuovo anno santo e c’erano ben altri pensieri per l’organizzazione. 

Ma già a febbraio i cardinali preposti alle celebrazioni del Giubileo si accorgono che qualche cosa non funziona: gli arrivi dei pellegrini sono inferiori al previsto, e anche la durata del soggiorno di quelli che arrivano è ridotta. Nonostante il grande successo di questo giubileo riportato da molte cronache, si comincia a lamentare il clero, si lamentano osti e artigiani, cerusici e negozianti, persino ladri e prostitute: è un disastro economico, ed è dovuto al fatto che i pellegrini si fermano a Bologna e tornano a casa contenti e ricolmi di indulgenze.

La risposta di Bonifacio VIII è durissima: la chiesa viene sconsacrata e il vescovo ha l’ordine di demolirla e reinterrare il sarcofago in un luogo segreto con la massima discrezione, nonché ovviamente di spiegare ai fedeli che i veri resti di San Pietro non si sono mai mossi da Roma. Nel giro di pochi giorni crollano il tetto e le parti alte delle mura, la tomba sparisce.

Quindi, caso unico nella storia, una chiesa non viene distrutta dagli infedeli ma dal primo ministro di Dio, il Papa. E tutto questo senza dare scandalo, ma a maggior gloria del Signore, le cui vie sono decisamente infinite.

Questo comportamento può sembrare inverosimile al giorno d’oggi, ma a quei tempi molti vicari di Cristo si preoccupavano più degli interessi personali che del Santo Ufficio. Ad esempio tra le sante opere di papa Bonifacio VIII, oltre alla incredibile distruzione della chiesa di Santo Stefano, possiamo anche ricordare l’incarcerazione e successiva eliminazione del suo inoffensivo predecessore Celestino V (colui che fece per viltade il gran rifiuto) e l’aver completamente raso al suolo l’intera città di Palestrina per motivi di vendetta personale contro i Colonna.

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Bonifacio VIII indice il giubileo. Affresco di Giotto, San Giovanni in Laterano, Roma

Tornando alla chiesa distrutta, soltanto settant’anni più tardi Sisto IV consentirà che la chiesa, ormai in completa rovina, sia riaperta al culto, purché dedicata ai santi Vitale e Agricola (due martiri bolognesi uccisi nella persecuzione di Domiziano nel 304). Probabilmente il tutto fu dovuto alle ambizioni e agli interessi del nipote, Girolamo Riario, che difatti nel 1473 diventa signore di Imola e subito dopo anche di Forlì.

Nell’attuale chiesa i sarcofaghi dei santi sono ai lati dell’abside: quello di San Vitale è alla sinistra, sul suo sarcofago è scolpito un pavone, simbolo dell’immortalità; quello di Agricola è sul lato destro, è più ricco e rifinito dell’altro, e porta i simboli del cervo e del leone. L’altare centrale è un’ara pagana con il coperchio rivoltato.

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Chiesa dei ss. Vitale e Agricola. Foto © mararie

Nonostante tutto i bolognesi rimasero affezionati alla loro piccola Gerusalemme. Tra il 1400 e il 1800 il complesso raggiunse il suo massimo sviluppo, e tranne piccole modifiche è giunto intatto ai nostri giorni. In particolare qui possiamo osservare la più antica, e si suppone più fedele, ricostruzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme.  Grazie alle testimonianze dei cavalieri crociati il sepolcro venne ricostruito nelle stesse forme e proporzioni di quelle che l’imperatore bizantino Costantino IX Monomaco aveva eretto a Gerusalemme nel 1050, che a sua volta replicava quanto più fedelmente possibile il disegno dell’originale.

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Chiesa del Santo Sepolcro. Foto © Art History Images

Сuriosità

Nella cripta di San Giovanni Battista c’era (e c’è ancora) una colonna che venne portata dal vescovo Petronio di ritorno dalla Terra Santa e che documenta l’altezza di Gesù Cristo (circa un metro e settanta).

Nella stessa chiesa una pietà in cartapesta ricorda le quaresime del ‘700, quando le beghine facevano il giro delle taverne sequestrando i mazzi di carte da gioco, che portavano poi a macerare per riprodurle in immagini sacre a remissione dei peccati commessi da mariti e figli.

Sulla facciata della chiesa del Santo Sepolcro resta il segno di un’altra leggenda: una pietra nera così lucida che le donne vi si specchiavano. Indignato per tanta vanità un santo eremita fece un incantesimo e da quel giorno le donne non viderò più i loro volti ma i loro peccati. Il vescovo proibì allora a tutti ad avvicinarsi alla pietra, e prodigiosamente la pietra diventò così opaca da non riflettere più nulla.

Словарь

  • cavalieri crociati – рыцари крестовых походов
  • cartapesta – папье-маше
  • beghina – бегинка
  • cerusico – уст. хирург (современный термин – chirurgo)
  • sequestrare – изымать, конфисковать
  • rеplicare = ricostruire –  зд. воспроизвести, построить по образцу  (храма Гроба Господня в Иерусалиме) 
  • le donne vi si specchiavano – женщины в него (местоимение vi заменяет ‘камень’) смотрелись, как в зеркало (инфинитив specchiarsi)
  • incantesimo – заклинание, колдовство
  • ara – языческий алтарь, жертвенник

Словообразование

Приставки s-, in– / im- означают отрицание:

  • inoffensivo =  in + offensivo
  • immortalità: morto ‘мертвый’ -> mortalità ‘смертность’ + отрицательная приставка in- (n превращается в m – перед m)  = бессмертие
  • но: incarcerazione – сущ. от incarcerare = mettere in carcere
  • s-consacrare –  лишить статуса священного места (лишить сана, если о человеке)

Приставка ri- / re- означает повтор (подобно русской приставке «пере-»): 

  • ribattezzare = battezzare di nuovo ‘изменить имя при крещении’, ricostruire, riprodurre, riaprire.

Образование наречий от формы женского рода прилагательных с помощью суффикса -mente:

  • nitidamente – от nitido ‘ясный, прозрачный’ – зд. отчетливо (nitidamente inciso ‘отчетливо выгравировано’)
  • progisiosamente – от prodigioso ‘чудесный’ – чудесным образом

Il testo e le immagini sono stati presi da qui.

A proposito di Irina Volkova

Ирина Волкова – литературный агент, переводчик с итальянского и английского языков, преподаватель итальянского языка. Совместно с Алиной Звонаревой основала сайт Italiano ConTesti в январе 2016 года. Irina Volkova è traduttrice e interprete (italiano-russo e inglese-russo), agente letteraria, insegnante di italiano come lingua straniera. Insieme a Alina Zvonareva, ha fondato Italiano ConTesti in gennaio 2016.

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