Calendari medievali italiani: dicembre

Duomo di Cremona, il Ciclo dei Mesi (frammento)

Тема двенадцати месяцев в средневековом итальянском искусстве: чтобы правильно встретить зиму, необходимо вовремя засолить свинину впрок. Изображение декабря в скульптурном календаре XIII века из Ареццо. Текст для продвинутого уровня владения языком.

Domande e suggerimenti

  • Perché nel Medioevo il maiale si ammazzava proprio nel mese di dicembre e non in un altro momento dell’anno?
  • Perché questo animale era così importante per la società dell’epoca, al punto che la sua uccisione veniva rappresentata nei cicli dei mesi?
  • Quali parole ed espressioni legate a lavori agricoli vengono usate nel testo? Che cosa vuol dire allevare allo stato brado, insaccato, norcino (l’ultimo termine è regionale ed è usato maggiormente nell’Italia centrale)?
  • Trovate nel testo gli equivalenti italiani di «избавить от лишних страданий», «непривычный к суровости сельской жизни», «увековечить в искусстве», «неизменный круговорот времен года».
  • Vi invitiamo a cercare altre immagini del mese di dicembre nei calendari medievali e a pubblicarle nella sezione commenti nei nostri profili social, oppure qui nella forma di link.

Il calendario di pietra: dicembre, di Grazia A., autrice del blog sull’arte Senza dedica

Dixe Dicembre: sono lo tale,
fazo ghiazare omne chanale;
uccido i porci e mettogli in sale
fazo sossicce d’ogni razone.

[Dice Dicembre: sono quel che
fa ghiacciare ogni canale;
uccido i maiali e li metto sotto sale,
e faccio delle salsicce di tutti i tipi. – AZ]

(Ballata dei Mesi del XIV secolo, Italia settentrionale)

Eccoci arrivati a dicembre, il decimo mese secondo il calendario romano, da cui ha preso il nome, l’ultimo dell’anno secondo il nostro. Il mese delle feste natalizie, dei dolci, dei rubicondi Babbi Natale o della neve. 

Niente di tutto questo agli inizi del Duecento: nel Ciclo dei Mesi della Pieve di Santa Maria ad Arezzo dicembre è il mese in cui si ammazza il maiale. In un periodo in cui i porci vengono, per lo più, allevati nei boschi allo stato brado, la macellazione avviene al termine della stagione delle ghiande, quando il freddo dell’inverno assicura la migliore conservazione delle carni.

Dicembre, Pieve di Santa Maria Assunta, Arezzo

Sullo sfondo di un porticato sorretto da tre esili colonnine, un giovane biondo sta uccidendo un maiale che tiene inchiodato al suolo, dopo averlo violentemente rovesciato. Il gesto è quello preciso di chi sa risparmiare inutili sofferenze, vibrando all’animale una stilettata dritta al cuore, dopo averne calcolato la posizione, ripiegandogli sul petto una delle zampe anteriori. Si tratta probabilmente di uno di quei norcini che all’epoca, soprattutto nella stagione invernale, girano nelle campagne e nelle città offrendo i loro servizi per la macellazione.

I colori vivissimi che si sono conservati tuttora accentuano il realismo della scena con particolari come la posa del giovane con il ginocchio piegato per darsi più forza, la sopraveste rialzata e le calzature pesanti, oppure la fascia bianca all’altezza dello costole del maiale, caratteristica della cosiddetta “cinta” senese, una razza diffusissima nella Toscana del tempo. Una scena brutale, ma non di una violenza gratuita: l’uccisione del maiale rappresenta, allora, uno dei momenti essenziali dell’anno, una sorta di rito collettivo, quasi una festa a cui partecipa, a volte, tutta una comunità. Il maiale è considerato un animale indispensabile per la sopravvivenza: la sua carne è di gran lunga la più consumata nelle case dei poveri come nei banchetti dei ricchi, tanto più che – come si usa dire ancora oggi – del porco non si butta via nulla. Tutto serve e tutti sono pronti a utilizzarlo, fino all’ultimo.

La scena di Dicembre può turbare gli spettatori di oggi, più delicati (o forse più ipocriti) o poco avvezzi alla rudezza della vita di campagna. Allora chi la guardava non si scandalizzava né si turbava, ma leggeva in quella uccisione solo la possibilità di sopravvivere fino ai raccolti della primavera. Magari passando i giorni più freddi al calore del fuoco, mentre gli insaccati pendevano rassicuranti dal soffitto. Se tutto andrà come nel calendario di pietra – si poteva pensare – la brutta stagione potrà essere superata senza patire la fame. Poi, torneranno di nuovo i venti di marzo, i fiori di aprile, le feste e le cavalcate di maggio e arriveranno l’estate e l’autunno, la mietitura del grano e la vendemmia.

I secoli passano e di quei pensieri, quelle gioie, quelle paure e quelle speranze rimangono solo le immagini che ignoti scultori hanno consegnato all’eternità dell’arte. Ancora una volta, un anno finisce e un altro sta per cominciare: il tempo e le stagioni continuano, ora come allora, il loro immutabile ciclo.

Il testo originale di Grazia si può leggere qui.

Dallo stesso ciclo: GennaioFebbraio, Marzo, Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre, Novembre.

A proposito di Alina Zvonareva

Алина Звонарева – кандидат филологических наук, преподаватель итальянского языка, переводчик поэзии. Совместно с Ириной Волковой основала сайт Italiano ConTesti в январе 2016 года. Alina Zvonareva è dottore di ricerca in filologa romanza, insegnante di italiano per stranieri, traduttrice di poesia. Insieme a Irina Volkova, ha fondato il sito Italiano ConTesti in gennaio 2016.

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