Francesco Guccini, “Cyrano” (de Bergerac)

“Итак, теперь начнем.
А в то же время, как дуэль начнется,
Начну балладу я свою;
И слово вам даю,
Что попадаю в вас я на стихе последнем.”
(Э. Ростан, “Сирано де Бержерак”, пер. Т. Щепкиной-Куперник)

Один из самых обаятельных и притягательных персонажей мировой литературы в интерпретации одного из наиболее ярких итальянских бардов (cantautori) — Франческо Гуччини (р. 1940). Он переосмыслил в своем творчестве такие образы, как Одиссей, Дон Кихот, КолумбАмериго Веспуччи

Песня Франческо Гуччини (1996, текст – Ф. Гуччини, Джузеппе Дати, музыка – Джанкарло Бигацци) представляет собой настоящий литературный текст, достаточно сложный в силу своей стилистической многослойности. Он содержит как отсылки к эпохе, когда жил Сирано де Бержерак (XVII век), так и аллюзии на современность. Лирический герой совершает яростные выпады против несправедливости, лжи, догм, предрассудков. Мишенью его критики становятся артисты, которые ставят деньги и славу выше искусства, а также политики в погоне за властью. Затем гуччиниевский Сирано обличает религиозность, но еще сильнее – материализм, обрекший человека на «одиночество во вселенной».

Присутствуют в тексте песни и отсылки к пьесе Ростана, послужившей для Гуччини источником вдохновения. Это и упоминание прекрасной Роксаны, о любви которой Сирано не может даже мечтать из-за своей внешности (как известно, причина его непривлекательности кроется в слишком длинном носе), и строка “alla fin della licenza io non perdono e tocco”. В этой фразе речь идет о том, что во время своей стихотворной импровизации персонаж занят еще и фехтованием: на последнем стихе строфы он совершает выпад шпагой против своего противника — что перекликается со словесными выпадами того же Сирано.

Для тех, кто владеет итальянским языком на продвинутом уровне (С1-С2), мы публикуем моноязычный глоссарий, подготовленный для нас Дорианом Сору.

Venite pure avanti, voi con il naso corto, 
signori imbellettati(1), io più non vi sopporto, 
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio 
perché con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati(2)
inutili cantanti di giorni sciagurati(3)
buffoni che campate di versi senza forza, 
avrete soldi e gloria, ma non avete scorza(4)
godetevi il successo, godete finché dura, 
che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura. 
E andate chissà dove per non pagar le tasse, 
col ghigno(5) e l’ignoranza dei primi della classe.

Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, 
però non la sopporto la gente che non sogna. 
Gli orpelli(6)? L’arrivismo? 
All’amo non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco(7)
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti 
nuovi protagonisti, politici rampanti(8)
venite portaborse, ruffiani(9), mezze calze(10)
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo(11) un’arte,
coraggio liberisti, buttate giù le carte 
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
in questo benedetto, assurdo bel paese.

Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato, 
spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato; 
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco(12)
e al fin della licenza io non perdono e tocco, 
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede 
che almeno di mezz’ora da sempre mi precede 
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore 
che a me è quasi proibito il sogno di un amore; 
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, 
per colpa o per destino le donne le ho perdute 
e quando sento il peso d’essere sempre solo 
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo, 
ma dentro di me sento che il grande amore esiste, 
amo senza peccato, amo, ma sono triste 
perché Rossana è bella, siamo così diversi, 
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi…

Venite gente vuota, facciamola finita, 
voi preti che vendete a tutti un’altra vita; 
se c’è, come voi dite, un Dio nell’infinito, 
guardatevi nel cuore, l’avete già tradito 
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, 
che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso, 
le verità cercate per terra, da maiali, 
tenetevi le ghiande(13), lasciatemi le ali; 
tornate a casa nani, levatevi davanti, 
per la mia rabbia enorme mi servono giganti. 
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco 
e al fin della licenza io non perdono e tocco, 
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada, 
ma in questa vita oggi non trovo più la strada. 
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo, 
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo: 
dev’esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto. 
Non ridere, ti prego, di queste mie parole, 
io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole, 
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora 
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora 
perché oramai lo sento, non ho sofferto invano, 
se mi ami come sono, per sempre tuo, 
per sempre tuo, per sempre tuo… Cyrano.

Glossario monolingue a cura di Dorian Soru

  • (1) imbellettato agg. – coperto di belletto, truccato.
  • (2) sgangherato agg. – qui, in senso figurato: scomposto, brutto e sgradevole da sentire.
  • (3) sciagurato agg. maledetto, disgraziato.
  • (4) non avere scorza loc. v. la scorza è il rivestimento di una pianta di legno o la buccia, la parte esterna di alcuni frutti. Qui, in senso figurato, “non avere scorza” significa non avere pelle, quindi non essere in grado di sopportare la fatica, l’impegno che comporta il duro lavoro per diventare un poeta vero e perciò, in ultima istanza, significa scrivere versi senza contenuto, senza forza.
  • (5) ghigno s.m. risata cattiva.
  • (6) orpello s.m. qualcosa di superfluo, che ha il solo scopo di apparire, senza sostanza.
  • (7) Al fin della licenza io non perdono e tocco: probabile riferimento al Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand. Cyrano sfida il Visconte, inizialmente, con una ballata e, alla fine di questo componimento poetico, chiude in rima – nell’edizione italiana – con l’espressione “io tocco”. Mentre pronuncia questa espressione Cyrano “tocca”, cioè colpisce il Visconte. Qui, infine, vi è il doppio riferimento alla penna dello scrittore che è tagliente quanto la spada (infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio / perché con questa spada io uccido quanto voglio).
  • (8) rampante agg. – in senso figurato è un riferimento a una persona che vuole far carriera a tutti i costi.
  • (9) ruffiano agg. chi cerca il favore delle altre persone mediante complimenti, adulazioni o altro in cui non crede.
  • (10) mezza calza loc. – persona di poco valore.
  • (11)  qualunquismo s.m. – atteggiamento improntato a indifferenza e disprezzo nei confronti della vita politica e dei problemi sociali.
  • (12) baloccarsi v. – divertirsi.
  • (13)ghianda s.f. – frutto delle querce, molto amato dai maiali (a cui si fa riferimento, qui in senso figurato, come a persone spregevoli).

A proposito di Alina Zvonareva

Алина Звонарева – кандидат филологических наук, преподаватель итальянского языка, переводчик поэзии. Совместно с Ириной Волковой основала сайт Italiano ConTesti в январе 2016 года. Alina Zvonareva è dottore di ricerca in filologa romanza, insegnante di italiano per stranieri, traduttrice di poesia. Insieme a Irina Volkova, ha fondato il sito Italiano ConTesti in gennaio 2016.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*