Matteo da Lecce e la Cappella Sistina

Matteo da Lecce, "Disputa del corpo di Mosè"_ Cappella Sistina. Frammento.

Matteo da Lecce, “Disputa del corpo di Mosè”_ Cappella Sistina. Frammento.

Герой нашего сегодняшнего сюжета – живописец Маттео Перес де Алесио (1547–1616), или Маттео да Лечче, творчество которого относят к художественному направлению маньеризма. В тексте, который предлагаем вам прочесть, основное внимание уделяется работе над «Сикстинской капеллой»: считается, что наш художник в молодости помогал Микеланджело в работе над этими фресками; текст также упоминает  другие работы художника в разных странах.

Поскольку грамотных биографий художника на русском языке найти не представляется возможным, то, если вы не владеете итальянским языком настолько, чтобы прочитать наш текст, вы можете прочитать биографию Маттео Переса де Алесио на английском языке в Википедии.

Особый акцент в тексте сделан на спорные моменты в творчестве Микеланджело и связанные с этим исторические перипетии. Текст довольно сложный, для продвинутого уровня, поэтому и вопросы по тексту будут на этот раз направлены на понимание  деталей и тонкостей. Вы можете попробовать ответить на вопросы в комментариях к этой записи или в одной из наших групп/страниц в социальных сетях.

Domande sul testo

  • Quali due città italiane risuonano nell’appellativo dell’artista di cui parla il testo? Dove si trovano?
  • In quale contesto vengono usate le parole finto e fittizio nei riguardi della grande opera di Michelangelo nella cappella Sistina?
  • Quali affreschi e di quali pittori si trovano sulle pareti della capella?
  • Quali aspetti degli affreschi di Michelangelo furono considerati «scandalosi»?
  • Quali termini sono usati nel testo per descrivere questi aspetti scandalosi?
  • Come è legato il protestantesimo alla vicenda della cappella?
  • Perche alcuni affreschi furono ridipinti?
  • Quali altre opere del pittore Matteo da Lecce sono nominati nel testo? In quali paesi si trovano?

Matteo Perez d’Aleccio (Mateo Pérez de Alesio), il Salento nella Cappella Sistina

A Roma con il grande Michelangelo all’ombra della cappella Sistina. A Malta, per immortalare le scene del grande assedio turco. In Sudamerica per concludere la propria esistenza, a migliaia di km di distanza dal luogo che gli ha dato i natali. Matteo Perez d’Aleccio, da Alezio a Lima, l’evoluzione di un grande artista.

Pittore e incisore che prediligerà soggetti storici, devozionali e marittimi. Nasce ad Alezio (provincia di Lecce, in Puglia) nel 1547, alla periferia del regno di Napoli, anche se in seno ad un contesto culturale in fermento, quello della città di Lecce, la barocca Firenze del Sud. Un’identificazione geografica dal quale trarrà l’appellativo di Matteo da Lecce, una volta allontanatosi, ancora adolescente, dal guscio famigliare.

Lascia il Salento in direzione della capitale, la Roma dei papi e degli artisti, per apporre la propria firma in un cantiere d’eccezione: la cappella Sistina. «Oh iniqua sorte, se il tempo dovrà corrompere e distruggere anche questo», esclamò Tiziano dopo aver ammirato il superbo Giudizio Universale michelangiolesco, l’apprezzata e discussa opera di quell’artista che tanti disappori aveva provocato alla chiesa e che, probabilmente, divenne il maestro del d’Aleccio.

Michelangelo iniziò l’articolato ciclo pittorico della cappella nel 1508 per terminarlo quattro anni più tardi. Un finto inquadramento architettonico sulla volta, tramite il quale ricollegare alcuni argomenti salienti del tema biblico con le scene narrate dagli affreschi di estrazione neotestamentaria, realizzati in precedenza sulle pareti, del Perugino, del Botticelli e del Signorelli.

Nel 1534 Clemente VII commissionerà all’artista toscano il Giudizio Universale. I lavori cominceranno due anni più tardi per concludersi, nel 1541, tra critiche e perplessità di carattere morale. L’aspetto a tratti grottesco degli angeli e la spiritualità dell’essere umano e divino, espressa tramite la propria nudità, venne ritenuta scandalosa. Condizione esacerbata dalla lotta al protestantesimo da parte della chiesa di Roma, impegnata, tra l’altro, a difendersi dalle accuse di corruzione e immoralità. Nel 1564, a pochi giorni della morte dell’artista, la congregazione del concilio di Trento decise di coprire le oscenità dell’affresco affidando l’incarico a Daniele di Volterra che censurerà l’ardire michelangiolesco (fino a quando il restauro del 1980 non ripristinò, dove possibile, l’opera originale).

L’interesse delle chiesa a preservare una rigorosa condotta morale, dopo secoli di eccessi ed errori, distrasse l’attenzione del successore di Pietro da un problema ben più importante, la scarsa stabilità delle fondamenta della cappella, che condusse ad un crollo nel Natale del 1522 uccidendo una guardia svizzera che accompagnava Adriano VI proprio nel momento in cui varcava la soglia di ingresso. Le crepe che si succedettero negli anni a seguire portarono al danneggiamento di alcuni affreschi, che concludevano le storie del Cristo e di Mosè, al punto da dover essere ridipinte. Per l’occasione vennero convocati, nel 1574, Hendrick van de Broeck e Matteo da Lecce. Quest’ultimo affrescò Disputa sul corpo di Mosè sostituendo l’originale di Luca Signorelli, e il Sant’Antonio circondato dai demoni.

Disputa sul corpo di Mosè - Signorelli e Matteo da Lecce

Sant’Antonio circondato dai demoni di Matteo da Lecce. Immagine da qui.

Il suo talento in continua evoluzione fruttò nuove commesse dai papi Pio V e Gregorio XIII. Realizzò pregevoli affreschi anche all’interno di Villa d’Este (Tivoli), Villa Monragone (Frascati) e la Madonna fra i santi Stefano, Lorenzo ed Eligio nell’abside chiesa di Sant’Eligio degli Orefici (Roma), realizzata su un progetto di Raffaello.

Nel 1576 una nuova svolta. Decide di lasciare Roma per raggiungere Malta, dove introdurrà per la prima volta sull’isola il manierismo italiano, dipingendo tredici affreschi sul grande assedio di Solimano il Magnifico ai danni dell’isola, avvenuto nel 1565 (vedi uno slideshow con alcuni affreschi di Malta) .  Gli affreschi sono tutt’ora conservati nella sala del trono del palazzo del Gran Maestro dell’ordine dei Cavalieri di Malta, a La Valletta.  

Matteo da Lecce, "L'assedio di Malta: l'assedio e il bombardamento di Sant'Elmo", 27 maggio 1565. Immagine da qui.

Matteo da Lecce, “L’assedio di Malta: l’assedio e il bombardamento di Sant’Elmo”, 27 maggio 1565. Immagine da qui.

Matteo da Lecce, "San Cristoforo", cattedrale di Siviglia.

Matteo da Lecce, “San Cristoforo”, cattedrale di Siviglia. Immagine da qui.

Prima di raggiungere Lima nel 1589, in Perù, dove morirà nel 1616 quasi settantenne, Matteo sosterà per circa un decennio in Spagna, dove lascerà un altro importante segno del suo passaggio, un dipinto di San Cristoforo destinato alla cattedrale di Siviglia, la più grande chiesa gotica del mondo.

Un artista passato quasi in sordina, la cui esistenza si è radicata in un lungo e largo per il globo, costantemente accompagnato dall’amore per quella pittura che gli ha permesso di condividere spazi e passioni, sia direttamente che indirettamente, con i grandi nomi dell’arte.

Il testo completo di Marco Piccinni si può leggere qui.

A proposito di Irina Volkova

Ирина Волкова – литературный агент, переводчик с итальянского и английского языков, преподаватель итальянского языка. Совместно с Алиной Звонаревой основала сайт Italiano ConTesti в январе 2016 года. Irina Volkova è traduttrice e interprete (italiano-russo e inglese-russo), agente letteraria, insegnante di italiano come lingua straniera. Insieme a Alina Zvonareva, ha fondato Italiano ConTesti in gennaio 2016.

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