Partire e ritornare: Napoli con gli occhi di un napoletano emigrante

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Il golfo di Napoli visto dal Vesuvio. Foto © Alina Zvonareva

Неаполь как микрокосм и как место коллективной памяти. Историк Джованни Савино рассказывает об историко-культурной ауре родного города через призму личных воспоминаний и семейных историй. Эссе о «рае, населенном дьяволами» и «потерянном рае», оплакиваемом эмигрантами всех эпох, о городе с музыкальной душой и ослепительно красивыми пейзажами, воспетыми множеством художников — в том числе и русских.1) Вступительный параграф и примечания принадлежат А. Звонаревой. Le note sono di Alina Zvonareva.

Napoli e il Vesuvio visti da Castel Sant'Elmo, il secondo punto più alto della città. In primo piano si vede la Certosa di San Martino. Foto © Alina Zvonareva

Napoli e il Vesuvio visti dal Castel Sant’Elmo, il secondo punto più alto della città. In primo piano si vede la Certosa di San Martino. Foto © Alina Zvonareva

Era un’alba tersa di un giorno di febbraio, quando il traghetto da Palermo iniziò ad avvicinarsi al molo Beverello. L’indaco e il rosso sovrastavano la città, il Maschio Angioino2)Il Castel Nuovo, conosciuto anche come Maschio Angioino, è uno dei maggiori simboli di Napoli. Fu eretto nel tra il 1279 e il 1284 per volere di Carlo I d’Angiò e in gran parte ricostruito da Alfonso V d’Aragona (il Magnanimo) tra il 1443 e il 1450. Il castello fu ulteriormente trasformato nei secoli successivi, ma nel nel primo dopoguerra i lavori di restauro lo riportarono alla sua forma quattrocentesca., la Certosa di San Martino 3)La Certosa di San Martino è un complesso monastico monumentale situato sulla collina del Vomero. Oggi ospita un museo con delle sezioni dedidate ai ricordi storici del Regno di Napoli, alla storia del teatro, ai presepi napoletani e a molto altro ancora.e il Castel Sant’Elmo4)Il Castel Sant’Elmo, di origine medievale, è situato in cima alla collina del Vomero, accanto alla Certosa di San Martino. si stagliava severo nella quiete del primo mattino, mentre emergeva dall’oscurità il profilo maestoso del Vesuvio, sul mare calmo del golfo. In quel momento, quando la nave semivuota si aprì, Napoli è entrata per sempre in me.

Castel Nuovo, o Maschio Angioino. Foto © Alina Zvonareva

Mia nonna è nata e cresciuta a Mergellina5)Mergellina è una zona storica del quartiere di Chiaia, adiacente al lungomare. “Chiaia” in napoletano significa, per l’appunto, ‘riva, riviera’., in una famiglia grande anche per gli standard dell’epoca: sette sorelle e due fratelli. Quando raccontava della sua giovinezza, le brillavano gli occhi al ricordo del lungomare prima della guerra, dei bagni a mare di nascosto, del padre, direttore delle Poste centrali e suonatore di banjo. Il mio bisnonno Serafino ogni volta che riceveva lo stipendio andava assieme a un amico, “ ‘o Cavaliere”, a Sorrento a mangiare, per festeggiare l’evento, con l’automobile della Confraternita della Madonna di Piedigrotta. O mio padre, bambino, che portava i “cicinielli”, i “bianchetti” del Mar Tirreno, per farli friggere con le pizze.

La statua della sirena Partenope, situata nel cuore del quartiere di Mergellina. Foto © Alina Zvonareva

La statua della sirena Partenope, situata nel cuore del quartiere di Mergellina. Foto © Alina Zvonareva

Questi ricordi tramandati, questa sorta di Lessico famigliare6)”Lessico famigliare” è un famoso romanzo di Natalia Ginzburg. in riva al golfo, è per scrivere di cosa significhi Napoli per me, e, azzardo, per ogni abitante di quella terra. Non si esagera a definire Partenope7)Parthenope era il nome della prima città fondata dagli antichi greci nell’attuale Golfo di Napoli. Secondo una leggenda, a fondare la città fu la sirena di nome Partenope: da qui nacque l’aggettivo partenopeo, mentre il nome della mitica sirena viene spesso usato in riferimento alla città stessa di Napoli.unica nel proprio genere, senza voler per forza scivolare nell’oleografia e negli stereotipi: il “paradiso abitato da diavoli” di cui scriveva Goethe (definizione ripresa in maniera critica da un illustre partenopeo, Benedetto Croce) riserva sorprese di volta in volta anche ai suoi abitanti e estimatori. Non mi stanco mai di fotografarne il paesaggio, ogni volta che torno, così come di andare al Virgiliano8)Il Parco Virgiliano è situato sulla panomarica collina di Posillipo nella parte ovest della città. Un altro parco suggestivo è il Vergiliano, nel quartiere di Piedigrotta, dove si trovano le tombe di Virgilio e Giacomo Leopardi., a Miseno9)Capo Miseno è l’estremità occidentale del golfo di Napoli, la punta della penisola flegrea., farsi suggestionare dal Lago d’Averno e dai versi dell’Eneide10)Il Lago d’Averno si trova nella zona vulcanica dei Campi Flegrei. Virgilio nel VI libro dell’Eneide parla di Averno come di un ingresso agli Inferi. o andare a trovare un amico ad Ischia.

Il lago d'Averno nei Campi Flegrei. Foto © Alina Zvonareva

Il Lago d’Averno nei Campi Flegrei. Foto © Alina Zvonareva

Quando penso a Napoli alle volte mi sorprende come una città in fondo nemmeno tanto grande, sia stata in grado di essere al centro dell’attenzione, nel bene e nel male: la musica classica napoletana, cantata in tutto il mondo a inizio Novecento; prima ancora gli innumerevoli paesaggi immortalati dalle abili mani di Brjullov, Ajvazovskij e Ščedrin tra Amalfi, Capri e il Vesuvio; l’immancabile pizza e i maccheroni stesi al sole per asciugare; le voci degli emigranti che partivano per “terre assaje luntane”11)Si tratta di Santa Lucia luntana, canzone simbolo dell’emigrazione del Sud. In parte ne abbiamo parlato in questo materiale. dal Molo dell’Immacolatella per approdare a Ellis Island12)Ellis Island è un isolotto alla foce del fiume Hudson nella baia di New York. Era il principale punto d’ingresso per i migranti che sbarcavano negli Stati Uniti tra il 1892 e il 1954. o a Buenos Aires. Certo, c’è anche altro: una malavita prepotente che a più riprese ha soffocato la città; la ormai passata emergenza rifiuti; la disoccupazione, ma Napoli non potrà mai essere ignorata, troppo forte e carica di simboli è la sua immagine.

Il Vesuvio e il golfo visti dal Capo Miseno. Foto © Alina Zvonareva

Il Vesuvio e il golfo visti dal Capo Miseno. Foto © Alina Zvonareva

Ancora oggi, la città continua ad essere un centro culturale e di meraviglie, in perenne movimento, dove annoiarsi è molto difficile, tra musiche, colori, sapori e odori, ed a simboleggiare questa vivacità è quel mare, così presente nelle canzoni e nell’animo dei napoletani, e alle volte anche così difficile da affrontare, perché, come spiegava Pino Daniele, “chi tene ‘o mare, o ‘ssaje, porta ‘na croce” (chi ha il mare, lo sai, porta una croce). Ma, assieme al nome della città13)”Napoli” deriva dal greco Neapolis (Νεάπολις, ‘nuova città’)., i napoletani hanno ereditato dai greci una malinconia mista ad allegria, una gioia un po’ nostalgica. Forse Napoli è troppo grande per essere spiegata in qualche riga: forse, amici, è ora di visitarla e viverla.

La collina del Vomero. Sullo sfondo si vedono il Capo Miseno e Ischia. Foto © Alina Zvonareva

La collina del Vomero. Sullo sfondo si vedono il Capo Miseno e Ischia. Foto © Alina Zvonareva

Примечания   [ + ]

1. Вступительный параграф и примечания принадлежат А. Звонаревой. Le note sono di Alina Zvonareva.
2. Il Castel Nuovo, conosciuto anche come Maschio Angioino, è uno dei maggiori simboli di Napoli. Fu eretto nel tra il 1279 e il 1284 per volere di Carlo I d’Angiò e in gran parte ricostruito da Alfonso V d’Aragona (il Magnanimo) tra il 1443 e il 1450. Il castello fu ulteriormente trasformato nei secoli successivi, ma nel nel primo dopoguerra i lavori di restauro lo riportarono alla sua forma quattrocentesca.
3. La Certosa di San Martino è un complesso monastico monumentale situato sulla collina del Vomero. Oggi ospita un museo con delle sezioni dedidate ai ricordi storici del Regno di Napoli, alla storia del teatro, ai presepi napoletani e a molto altro ancora.
4. Il Castel Sant’Elmo, di origine medievale, è situato in cima alla collina del Vomero, accanto alla Certosa di San Martino.
5. Mergellina è una zona storica del quartiere di Chiaia, adiacente al lungomare. “Chiaia” in napoletano significa, per l’appunto, ‘riva, riviera’.
6. ”Lessico famigliare” è un famoso romanzo di Natalia Ginzburg.
7. Parthenope era il nome della prima città fondata dagli antichi greci nell’attuale Golfo di Napoli. Secondo una leggenda, a fondare la città fu la sirena di nome Partenope: da qui nacque l’aggettivo partenopeo, mentre il nome della mitica sirena viene spesso usato in riferimento alla città stessa di Napoli.
8. Il Parco Virgiliano è situato sulla panomarica collina di Posillipo nella parte ovest della città. Un altro parco suggestivo è il Vergiliano, nel quartiere di Piedigrotta, dove si trovano le tombe di Virgilio e Giacomo Leopardi.
9. Capo Miseno è l’estremità occidentale del golfo di Napoli, la punta della penisola flegrea.
10. Il Lago d’Averno si trova nella zona vulcanica dei Campi Flegrei. Virgilio nel VI libro dell’Eneide parla di Averno come di un ingresso agli Inferi.
11. Si tratta di Santa Lucia luntana, canzone simbolo dell’emigrazione del Sud. In parte ne abbiamo parlato in questo materiale.
12. Ellis Island è un isolotto alla foce del fiume Hudson nella baia di New York. Era il principale punto d’ingresso per i migranti che sbarcavano negli Stati Uniti tra il 1892 e il 1954.
13. ”Napoli” deriva dal greco Neapolis (Νεάπολις, ‘nuova città’).

A proposito di Giovanni Savino

Джованни Савино - историк, профессор РАНХиГС, доцент МГПУ. Автор многочисленных публикаций об истории России и Италии. Giovanni Savino è professore di Storia contemporanea e autore di numerose pubblicazioni sulla storia della Russia e dell'Italia.

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